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Biofilia e salute pubblica

Impatto dell'ambiente sulla salute

Studio rivela associazione tra decalcificazione ossea e inquinamento

Dal 2000 ad oggi, in Italia, si sono fratturate il femore più di un milione e mezzo di persone ultrasessantacinquenni, a causa dell'osteoporosi.

Questo dato è in continuo aumento ed è drammatico sia da un punto di vista degli esiti per la persona che dal punto di vista dei costi sanitari, per ricoveri, interventi, riabilitazione e pensioni d'invalidità.

E' doveroso specificare comunque che le politiche di prevenzione dell'osteoporosi, un aumento di consapevolezza e una migliorata assistenza specialistica, hanno ridotto l'incidenza nella fascia d'età fino agli 84 anni, con alcune variazioni nelle varie regioni, rimanendo quindi sempre più una patologia legata alla grande anzianità.

I rischi legati a questa patologia, includono tradizionalmente l'età, una ridotta attività fisica e il fumo;

recenti studi hanno indicato anche le esposizioni ambientali come cause di tali condizioni, infattil'inquinamento atmosferico, (il particolato con diametro inferiore a 2,5 micron) é stato recentemente associato a ospedalizzazione per fratture femorali e di polso in 9 miioni di americani ultrasessantacinquenni; inoltre elevati livelli di PM2,5, PM10, black carbon, sono associati a riduzione di densità ossea su uomini sia di mezza età che tra i 75 e 76 anni.

Altri fattori ambientali tra cui il mercurio, il cadmio ed il piombo, oltre sostanze presenti nei packaging alimentare, nel pentolame come inquinanti indoor, agiscono sul sistema endocrino, alterando la produzione ormonale e conseguentemente risultano anch'essi legarsi alla riduzione di mineralizzazione ossea.

E' chiaro quindi che urgono cambiamenti politici e tecnologici volti a ridurre le emissioni atmosferiche riconosciute dannose e a incrementare da tutti i punti di vista ogni azione che migliori la qualità dell'aria e dei substrati in cui viviamo.

(www.infosalutenews, 21/10/2019).