Per ottimizzare la tua esperienza di navigazione questo sito utilizza cookies. Cliccando accetta si autorizza l'uso dei cookies. Maggiori informazioni
Accetto
Facebook Instagram

WHATSAPP +39 370 3650162

EMAIL info@regalasalute.it

 

Conosci le piante antinquinamento

Le piante mangia smog: quali sono (anche per i parchi cittadini)

Le piante «mangia-veleni» aiutano a tenere sotto controllo i livelli di inquinanti nei luoghi chiusi e nelle strade delle città: i consigli degli esperti su come scegliere i migliori filtri verdi

Quando si dice “polmone verde” la metafora è molto, molto vicina alla realtà: le piante sono i migliori filtri dell’aria che respiriamo, al chiuso e all’aperto, e proprio aumentando gli spazi verdi potremmo vivere meglio in casa e nelle nostre città: lo sottolineano gli esperti della Società Italiana di Medicina Ambientale (https://www.simaonlus.it/), che hanno appena stilato l’elenco delle piante migliori da scegliere per gli ambienti indoor e per i parchi e i viali urbani.

Le piante da scegliere al chiuso

L’aria che respiriamo negli ambienti chiusi non è un granché, ormai lo sappiamo: ci si concentrano inquinanti dall’esterno e altri ne produciamo con le attività indoor. Come “ripulirla” allora in maniera semplice ed efficace? Alla domanda ha cercato di rispondere perfino la NASA, attraverso studi iniziati negli anni ‘80: di ambienti chiusi, fra shuttle e stazione spaziale, di certo se ne intendono e già allora le piante sembravano la soluzione migliore, almeno sulla Terra. Oggi è chiaro che alcune specie sono vere e proprie ‘mangia-veleni’ che rinnovano l’ossigeno e depurano l’aria, come spiega Alessandro Miani, presidente SIMA: «La scienza ne consiglia una, anche di piccole dimensioni, ogni dieci metri quadrati a eccezione della camera da letto (durante la notte infatti le piante emettono anidride carbonica, per precauzione è quindi meglio non tenerle dove dormiamo, ndr). Le migliori sono la sansevieria lo spatifillo, il ficus benjamin, la dracena ovvero il tronchetto della felicità, la palma da datteri nana, l’edera, l’anturio e la felce di Boston». Queste piante sono adatte agli ambienti chiusi perché oltre a rimuovere bene vapori chimici e ad avere un buon tasso di traspirazione sono anche relativamente semplici da gestire e resistenti agli insetti.

In città

Anche negli spazi urbani le piante sono fondamentali, perché oltre ad abbellire le strade migliorano l’ambiente: grazie alle loro chiome combattono il calore (ogni albero rinfresca quanto 5 climatizzatori) e sono soprattutto filtri naturali dell’aria, come spiega Miani: «Tramite le foglie e le superfici della pianta una grande quantità di particolato presente nell’aria è trattenuto e poi reso innocuo dal metabolismo vegetale, che assorbe, rimuove e poi rende inerti gli inquinanti gassosi. Il processo di neutralizzazione degli inquinanti si conclude poi grazie agli organismi che vivono nella terra, a contatto con le radici. L’Istituto di biometeorologia del CNR di Bologna ha compiuto approfonditi studi sulla mitigazione del clima urbano attraverso l’utilizzo delle alberature in città, stilando una classifica dei più efficienti: il bagolaro ha le migliori prestazioni contro le polveri sottili insieme a olmi, ippocastani e aceri, mentre il tiglio selvatico, il biancospino e il frassino sono i più efficaci per assorbire l’anidride carbonica e invece eleagno, ligustro e viburno lucido accumulano bene il piombo nelle foglie. In generale, le specie che resistono meglio al forte inquinamento urbano sono quelle autoctone e della flora locale. Cinquemila piante in un anno assorbono 228 chili di PM10, pari alle emissioni di oltre mille macchine che percorrono 20mila chilometri in un anno. Alberi e siepi messe a dimora nelle nostre città sono in grado di migliorare il microclima e ridurre l’uso dei combustibili fossili di circa 18 chili all’anno per ciascun albero».

La natura che fa bene

L’esperto sottolinea anche che oltre ai vantaggi sull’ambiente e sulla salute la natura offre anche benefici tangibili a livello fisiologico, tali da migliorare qualità della vita e la salute non solo perché respiriamo meglio, ma perché per esempio quando siamo nel verde si abbassano pressione sanguigna, frequenza cardiaca, cortisolo (l’ormone dello stress). «L’uomo ha un innato desiderio di stare a contatto con la natura, si chiama biofilia», dice Miani. «Stare in un ambiente naturale ci procura benessere e così progettare in chiave green, realizzando ambienti ricchi di verde e costruiti in materiali naturali, riduce il rischio di stress e quindi di malattie cardiovascolari e disturbi psichici. I benefici sono innumerevoli: nelle scuole in cui le aule sono ben illuminate da luce naturale l’apprendimento è più veloce; se sul luogo di lavoro c’è un contatto anche solo visivo con la natura i dipendenti sono più produttivi; i pazienti ricoverati che dalla finestra della loro stanza possono vedere un panorama naturale hanno una degenza inferiore di circa il 10 per cento rispetto ad altri degenti senza la stessa visuale», conclude l’esperto.

Testo tratto da Corriere.it / salute attraverso la Società Italiana di Medicina Ambientale.